Il ricordo di Massimo Bertolucci, 56 anni, scomparso per il Covid lo scorso 21 gennaio, da parte della figlia Sayonara Bertolucci


Avete presente Claudio Bisio nel film Si può fare? Dinamico, sognatore, filantropo… mio padre era proprio così.
Credeva molto nelle persone, spesso a suo discapito, e a volte gli chiedevo chi glielo facesse fare. Tanti anni fa, quando aprì il suo internet point, divenne il punto di riferimento di molti.
Era il tipo di persona a cui ti rivolgevi se eri in difficoltà o ti sentivi emarginato, perché non ti giudicava mai e sapeva che tutti siamo sulla stessa barca e che è stupido non aiutarsi.
Non lo faceva per autocompiacimento, per un riconoscimento sociale o per sentirsi superiore. Lo faceva nel modo più genuino del termine e spesso mi sorprendeva il modo in cui riusciva a sopportare i limiti umani, altre volte il modo in cui riusciva davvero a suscitare la fiducia degli altri e a tirarne fuori gli aspetti migliori.
A lui piaceva rischiare, in un mondo pieno di gente sola che ha paura di fare il primo passo (tanto per citare un altro film) lui di chilometri verso gli altri ne faceva tanti e non si stancava mai. Il suo modo di rapportarsi era trasparente, arricchente e completo.
Non risparmiava nulla di sé, giocava a carte scoperte e adorava costruire le relazioni più che viverle in modo asettico. Si emozionava per tutto e promuoveva ogni singola qualità di amici e parenti. Ogni giorno portava avanti un’idea e vi dedicava ogni ora libera: piantare alberi, raccogliere giocattoli per i bambini, intessere reti infinite di rapporti per i più disparati e nobili fini. Lui era un personaggio da romanzo, tanto creativo da costruirti un regalo di compleanno da cima a fondo.
La politica era solo uno dei tanti mezzi che ha utilizzato per provare ad unire le persone.
Ma è anche nel privato che la sua presenza diventava calorosa e importante, non facevi a tempo a chiedergli un favore che dispiegava tutte le sue energie e il suo tempo per esaudirti.
Se adesso fosse qui organizzerebbe di certo un gruppo di autoaiuto per i parenti che affrontano la sfida del Covid con i propri cari ricoverati, provati anche dalle difficoltà comunicative.
E approfitto di questo spazio in cui voglio ricordarlo per esprimere la mia vicinanza a tutti coloro che hanno visto partire da casa qualcuno e non lo hanno visto tornare.
Ho sognato di poter espletare al meglio il mio ruolo di figlia con l’assistenza in un’eventuale riabilitazione, ma il destino ha voluto altro e mi ha lasciato solo un dolore straziante. Il corpo non è stato al passo di una tale energia.
Avrei voluto poter rispondere ancora alle sue 1000 domande, a volte sfinenti, che poneva solo perché mal sopportava il silenzio tra noi.
Lo ricorderò per sempre come un uomo meraviglioso e ironico che ogni giorno lavorava per rendere speciale e vivo ogni ambiente che frequentava, un uomo che, ahimé, era anche deluso dai tanti muri che si erigono quotidianamente in nome di una formale autoprotezione.
So che continuerà a scavare nel cuore di molti. Chissà cosa starà organizzando in paradiso?